Negli Stati Uniti, la storia dell’immigrazione italiana è stata spesso raccontata attraverso il lavoro, i quartieri urbani e le reti familiari. Più raramente è stata analizzata la dimensione religiosa istituzionale, cioè il rapporto tra i migranti e la Chiesa cattolica come struttura di potere, organizzazione e controllo. È su questo piano che si colloca The Ruin of Souls. A Religious History of Italian Catholic Immigrants in the United States (1853–1921), il volume dello storico Massimo Di Gioacchino, che sarà presentato martedì 21 aprile 2026 alle 18:00 in un incontro pubblico alla New York University, attraverso il con Hasia Diner (professoressa emerita di NYU), Stefano Villani (University of Maryland) e Joseph Sciorra (Calandra Institute, CUNY), con introduzione di Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana Zerilli-Marimò.
Il libro prende in esame un arco temporale preciso: dalla fondazione nel 1853 della prima chiesa cattolica italiana negli Stati Uniti fino al 1921, anno in cui l’Emergency Quota Act impose limiti severi all’ingresso di immigrati, segnando di fatto la fine della grande ondata migratoria italiana. In questo periodo, milioni di italiani – soprattutto dal Sud – si stabilirono nelle città americane che ancora oggi sono simbolo dell’immigrazione italiana: New York, Boston e Philadelphia su tutte. La Chiesa cattolica americana, già strutturata su base etnica (con parrocchie irlandesi, tedesche o polacche), si trovò a gestire comunità italiane spesso considerate difficili da integrare, sia per differenze linguistiche sia per pratiche religiose percepite come “non allineate” al modello ecclesiastico dominante.
La tesi centrale del lavoro di Di Gioacchino è che la storia religiosa degli italiani negli Stati Uniti non possa essere ridotta alla devozione popolare – processioni, santi patroni, culti locali – ma debba essere letta come una relazione conflittuale con l’autorità ecclesiastica. Attraverso dodici anni di ricerca e l’uso di archivi americani e vaticani poco esplorati, il volume documenta tentativi, resistenze e fallimenti della Chiesa nel mantenere il controllo dottrinale sui fedeli italiani. In molti casi, le gerarchie ecclesiastiche statunitensi – dominate da clero di origine irlandese – considerarono gli italiani come religiosamente “indisciplinati”, mentre i migranti tendevano a organizzarsi in forme autonome, anche fuori dalle strutture ufficiali.
Massimo Di Gioacchino, oggi docente e direttore della Research Initiative on Global Italian Religious Networks presso la New York University, lavora da anni sui movimenti di persone e idee tra Europa e Stati Uniti tra XVIII e XX secolo.
L’articolo Il complicato rapporto tra immigrati italiani e Chiesa negli USA, raccontato in un libro proviene da IlNewyorkese.





