Fondazione Rava e Marina Militare: 16 anni di aiuti umanitari raccontati sul Vespucci

A bordo di Nave Amerigo Vespucci, ormeggiata al Pier 86, il 6 luglio si è tenuta una conferenza della Fondazione Francesca Rava – NPH Italia, ospitata dal comandante della Nave, il Capitano di Vascello Nicasio Falica. Un incontro dedicato ai sedici anni di collaborazione tra la Fondazione Rava e la Marina Militare, nel rispondere alle emergenze umanitarie nel mondo, all’interno del Tour Mondiale Amerigo Vespucci 2026.

A raccontarlo è stata Mariavittoria Rava, fondatrice e presidente della Fondazione, che ha ripercorso la storia di un impegno nato dal dolore. La Fondazione porta il nome della sorella Francesca, scomparsa in un incidente, e rappresenta in Italia NPH, Nuestros Pequeños Hermanos, l’organizzazione che accoglie bambini orfani o in difficoltà in America Latina. «Il mio destino è stato servire questa organizzazione e aiutare tanti bambini nel mondo a diventare cittadini responsabili nei loro Paesi», ha raccontato.

Il legame con la Marina Militare è cominciato nel 2010, con il terremoto che devastò Haiti. In quei giorni l’Ospedale pediatrico Saint Damien, realizzato e sostenuto dalla Fondazione, fu tra le poche strutture a resistere al sisma e divenne il centro dei soccorsi internazionali. La Marina attraversò l’oceano con Nave Cavour per portare aiuto, sotto la guida, per la parte umanitaria, di Padre Rick Frechette, direttore di NPH Haiti. «Da quei giorni di lavoro insieme, braccio a braccio con la Marina Militare, sono nate una collaborazione e un’amicizia che durano ancora oggi», ha detto Rava.

Da Haiti, quella collaborazione si è estesa a molte altre emergenze. Rava ha ricordato i cinque anni nel Mediterraneo, con oltre duecento medici volontari a bordo delle navi della Marina per salvare la vita dei migranti, e poi gli interventi in Libano dopo l’esplosione nel porto di Beirut, in Turchia dopo il terremoto, e a Gaza, dove i medici della Fondazione si sono alternati per assistere i piccoli pazienti arrivati in condizioni gravissime. «Arrivavamo alla velocità della luce, grazie alla logistica della Marina Militare», ha spiegato.

Il filo che tiene insieme tutto questo, ha detto Rava, è lo stesso che è inciso sull’albero maestro del Vespucci. «Non chi comincia, ma chi persevera. È esattamente il valore che la Fondazione ha condiviso con la Marina Militare», ha osservato. «Perseverare non è facile, nella vita è facile essere entusiasti all’inizio, ma poi arriva il momento di perseverare».

L’impegno prosegue anche in Italia, con i progetti nelle carceri minorili, dove la Fondazione e la Marina offrono ai giovani detenuti borse di studio e occasioni di formazione, e con i corsi che insegnano competenze utili a trovare un lavoro. «Quello che facciamo può sembrare tanto, ma è sempre piccolo rispetto al bisogno», ha detto Rava. «E un buon esempio può essere seguito da altri».

L’incontro si inserisce nei molti eventi ospitati a bordo del Vespucci durante la sua sosta a New York, e ha anticipato l’appuntamento del giorno successivo alle Nazioni Unite, dove la Fondazione avrebbe portato la propria esperienza. Perché il mare, come è stato ricordato a bordo, divide i Paesi ma li unisce anche, attraverso i progetti umanitari e le vite che riesce a salvare.

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