Si chiude l’81ª Assemblea Generale dell’ONU

Si è chiuso lunedì 28 settembre il dibattito generale dell’81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che dal 22 settembre ha portato a New York circa 130 capi di Stato e di governo, riuniti sotto il tema “Restoring trust, managing transformation: a United Nations that delivers for all”. Sette giorni densi, in cui il Palazzo di Vetro è tornato a essere il centro nevralgico della diplomazia mondiale, e la città intorno se n’è accorta: proteste, cortei e posti di blocco hanno accompagnato l’intera settimana, causando ritardi e disagi ai residenti dell’East Side di Midtown Manhattan, come ogni anno in questo periodo.

Ad aprire i lavori, il 22 settembre, è stato António Guterres, con quello che è a tutti gli effetti l’ultimo discorso da Segretario Generale delle Nazioni Unite: il suo mandato, iniziato nel 2017 e rinnovato nel 2022, si concluderà il 31 dicembre. “Le crepe sono diventate canyon,” ha esordito Guterres, tracciando un bilancio duro degli ultimi anni: guerre, disuguaglianze, crisi climatica e la corsa incontrollata dell’intelligenza artificiale. Ha ribadito più volte che anche le superpotenze devono riconoscere i limiti del proprio potere, e ha lanciato un appello per regole condivise sull’intelligenza artificiale, ricordando che “i bambini non devono mai diventare cavie di sistemi non regolamentati” e che “i robot killer non devono avere posto nel nostro futuro.” Al termine del discorso, l’Assemblea gli ha tributato una lunga standing ovation. Guterres ha chiuso promettendo di continuare, anche dopo la fine del mandato, a difendere “il potere della legge contro la legge del potere.”

A guidare la delegazione italiana è stato il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, su delega della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel suo intervento all’Assemblea, il 23 settembre, Tajani ha indicato la pace come filo conduttore del messaggio italiano, toccando i principali dossier caldi del momento: il sostegno all’Ucraina, con l’annuncio di un tredicesimo pacchetto di aiuti in preparazione, la situazione in Libano, dove l’Italia è già impegnata con la missione UNIFIL, i rapporti con l’Iran, per cui ha auspicato una soluzione diplomatica, e la richiesta di una riforma del Consiglio di Sicurezza.

Al termine della missione, il 24 settembre, Tajani ne ha tracciato un bilancio “molto positivo”: “Siamo stati al centro dell’attenzione, abbiamo firmato un accordo con gli Stati Uniti e abbiamo incontrato molti rappresentanti di altri Paesi,” ha detto ai giornalisti italiani a New York, aggiungendo che “c’è molto interesse per l’Italia.”

Il dibattito generale si è chiuso lunedì 28 settembre, giornata che ha coinciso anche con il 25° anniversario della Dichiarazione di Durban contro il razzismo, la discriminazione razziale e la xenofobia. Un’edizione, quella dell’81ª Assemblea Generale, segnata da toni tesi più che da distensione: rancori, accuse e minacce hanno attraversato molti degli interventi dei leader mondiali saliti sul podio nel corso della settimana, mentre fuori dal Palazzo di Vetro la città ha convissuto, come da tradizione, con una settimana di sicurezza rafforzata e disagi alla viabilità.

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