Nel Bronx c’è un ospedale che cura anche chi non ha un’assicurazione e, nonostante ciò, chiude i conti in attivo e utilizza robot chirurgici per interventi complessi. È il BronxCare Hospital Center, e la sua attività racconta quella parte della sanità americana in completa antitesi col racconto delle polizze costose e delle fatture insostenibili: gli ospedali privati senza scopo di lucro che affiancano alle prestazioni rimborsate dalle assicurazioni cure gratuite o agevolate per chi non può pagarle. Giovedì 8 ottobre una delegazione di Campus Salute e ilNewyorkese ha visitato la struttura per conoscere da vicino come funziona.
L’incontro si è svolto nell’ambito delle iniziative di Campus Salute a New York, in programma dall’8 a domenica 11 ottobre. Hanno partecipato il presidente dell’associazione Pasquale Antonio Riccio, il chirurgo Pasquale Mugione e Davide Ippolito, editore de ilNewyorkese. Ad accoglierli sono stati Miguel A. Fuentes Jr., presidente e amministratore delegato di BronxCare, e Domenico Veneziano, urologo e chirurgo della struttura, esperto di chirurgia robotica.
Il confronto ha riguardato la prevenzione, la diagnosi precoce e il modo in cui ospedali e associazioni possono avvicinare alle cure persone che tendono a rimandare una visita o un controllo. Per Campus Salute, nata in Italia nel 2010, questi temi sono alla base dell’organizzazione di visite gratuite e attività di educazione sanitaria. BronxCare li affronta quotidianamente in un territorio con una forte domanda di assistenza e risorse economiche limitate.
Il sistema serve il Bronx meridionale e centrale. Si tratta di uno dei territori più poveri degli Stati Uniti, con un’elevata incidenza di malattie e una presenza consistente di immigrati. La sede di Grand Concourse si trova inoltre in un’area con carenza di professionisti nelle cure primarie, nella salute mentale e nell’assistenza odontoiatrica.
Dopo il confronto, la delegazione ha visitato per circa due ore i reparti dell’ospedale. Nel blocco operatorio Veneziano ha illustrato a Mugione e agli altri ospiti i macchinari utilizzati e le procedure di chirurgia robotica. Il programma di BronxCare impiega il sistema da Vinci Xi in diverse specialità, fra cui urologia, ginecologia, chirurgia bariatrica e oncologica.
La visita ha permesso ai due chirurghi di confrontarsi sull’impiego di queste tecnologie e sui protocolli adottati dalla struttura. Per Campus Salute, il possibile lavoro comune riguarda anche ciò che precede l’ingresso in ospedale: informare sui controlli, favorire la diagnosi precoce e rendere più comprensibili i percorsi di assistenza. BronxCare svolge già screening e consulenze nutrizionali gratuiti nelle scuole, nei centri per anziani e nelle organizzazioni del territorio. L’incontro ha aperto un confronto su future collaborazioni e scambi.
BronxCare è una rete privata senza scopo di lucro, con due principali sedi ospedaliere, servizi psichiatrici, assistenza a lungo termine e 39 ambulatori. La struttura impiega oltre 4.500 persone e registra circa 750mila visite ambulatoriali l’anno. L’affiliazione con la Icahn School of Medicine at Mount Sinai e i 16 programmi accreditati di specializzazione e formazione avanzata affiancano l’attività clinica alla preparazione dei medici.
La politica aggiornata a febbraio 2026 prevede l’azzeramento degli addebiti per i pazienti ammessi al programma con redditi inferiori al doppio della soglia federale di povertà e riduzioni per altre fasce di reddito. L’assistenza riguarda le prestazioni medicalmente necessarie e segue criteri economici e territoriali. Lo status migratorio non viene considerato nella valutazione dell’idoneità; il documento stabilisce inoltre che le cure necessarie non possano essere negate a causa di fatture mediche rimaste insolute.
Questa combinazione rientra nel modello degli ospedali non profit statunitensi. Le esenzioni fiscali sono legate alla natura dell’ente e al beneficio che produce per la comunità, valutato attraverso diversi elementi: l’accesso alle cure, l’assistenza alle persone in difficoltà e l’impiego delle risorse per strutture, formazione e ricerca. Non si tratta di un rimborso fiscale automatico per ogni prestazione gratuita. L’assenza di scopo di lucro consente comunque di chiudere i conti in attivo e destinare le risorse all’attività dell’istituzione.
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