Open Roads, il cinema italiano racconta l’Italia di oggi a New York

Con una tavola rotonda che ha riunito registi, produttori e interpreti tra i protagonisti del nuovo cinema italiano, la Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU ha chiuso ieri la sua stagione culturale, confermando una tradizione ormai consolidata nel calendario di Open Roads: New Italian Cinema, la principale rassegna dedicata al cinema italiano in Nord America.

L’incontro, organizzato in collaborazione con Cinecittà, il Ministero della Cultura italiano e Film at Lincoln Center, si è svolto alla vigilia della 25esima edizione del festival, in programma al Lincoln Center dal 28 maggio al 4 giugno. A confrontarsi davanti al pubblico sono stati Massimiliano Camaiti, regista del documentario Agnus Dei, Carolina Cavalli (Il rapimento di Arabella), Andrea De Sica (Gli occhi degli altri), Nicolangelo Gelormini (La gioia), Andrea Di Stefano (Il maestro), Gianluca Matarrese (Il quieto vivere) e l’attrice Barbara Ronchi, protagonista di Elisa. Alla discussione hanno preso parte anche la produttrice di Agnus Dei Giovanna Nicolai e i moderatori Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana Zerilli-Marimò, e Leonardo Campaner, dottorando in Italian Studies alla NYU.

«Come tradizione, la tavola rotonda con i registi e gli artisti di Open Roads conclude la stagione della Casa Italiana Zerilli-Marimò», ha spiegato Albertini. «È sempre una bellissima occasione per parlare di cinema ma anche per parlare d’Italia attraverso gli sguardi degli artisti».

Secondo il direttore della Casa Italiana, il valore dell’incontro risiede anche nella possibilità, non così frequente, per gli stessi autori di confrontarsi tra loro. «Spesso scopriamo che è la prima volta che hanno occasione di discutere insieme di queste tematiche, di raccontarsi e di mettere a confronto le proprie esperienze. Ognuno vive immerso nel proprio lavoro, tra produzioni, promozione e nuovi progetti. Per questo vediamo che apprezzano molto questa opportunità di dialogo reciproco».

Come accade ogni anno, anche la conversazione è stata guidata dai temi emersi nei film selezionati. Tra le linee comuni individuate da c’è innanzitutto il rapporto con la cronaca nera. «Almeno tre dei film presentati prendono spunto da fatti realmente accaduti, spesso episodi anche molto sconvolgenti. Naturalmente non si tratta di semplici ricostruzioni, ma di riflessioni che utilizzano quei fatti per raccontare la società e storie personali complesse».

Un’altra tematica ricorrente riguarda le relazioni affettive non convenzionali. «In due film troviamo al centro un rapporto tra un adulto e un bambino che non sono legati da alcun vincolo di parentela ma che finiscono per scegliersi reciprocamente», ha osservato Albertini riferendosi a Il rapimento di Arabella e Il maestro. «Sono forme di maternità e paternità elettive che mostrano come si possa scegliere chi considerare una madre, un padre o un figlio anche in assenza di legami biologici».

Tra i film che hanno suscitato maggiore interesse durante il dibattito c’è stata anche Agnus Dei di Massimiliano Camaiti, documentario che racconta il lavoro delle monache benedettine impegnate nell’allevamento degli agnelli dalla cui lana vengono realizzati i palli destinati al Papa e agli arcivescovi. «È una storia poco conosciuta e per certi aspetti sorprendente». «Attraverso questa vicenda il film riesce soprattutto a raccontare il mondo delle monache, il loro rapporto con il tempo, con la storia e con una dimensione dell’esistenza che oggi appare quasi nascosta».

Giunta al suo venticinquesimo anniversario, Open Roads continua così a rappresentare una delle principali finestre internazionali sul cinema italiano, mantenendo quell’equilibrio tra autori emergenti e registi affermati, tra cinema indipendente e produzioni più popolari, che negli anni ne ha fatto un appuntamento di riferimento per il pubblico nordamericano.

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